Sin dall’antichità la pesca è stata una pratica
utilizzata in tutto il pianeta con lo scopo di procurarsi del cibo e
quindi sfamarsi.
Tuttavia, con il passare degli anni e quindi l'evoluzione dell'agire e interagire dell'umano sul e nell'ecosistema, anche la pesca si è trasformata.
Le modalità tradizionali di pescare sono rimaste appannaggio di alcuni gruppi indigeni appartenenti ai Sud del mondo: presentando alcune variazioni nella tecnica, possono essere utilizzati diversi tipi di canna rudimentale e diversi tipi di esca, ma rimanendo un'attività diretta di ottenimento del cibo, un mezzo che mette in relazione l'umano con l'ecosistema da cui può prendere nutrimento.
In Occidente la pesca è diventata da un lato un'attività lavorativa a tempo pieno, la quale riversa tonnellate di pesce fresco e crostacei nei mercati di tutto il globo, un'attività intensiva dalle lunghe ore di lavoro e dalle lunghe catene del valore, dall'altro, per un gruppo più ristretto di persone, la pesca è diventata una attività sportiva.
In Italia e nel mondo, la pesca sportiva viene praticata da milioni di appassionati, che fanno parte di gruppi sportivi, club e team nazionali.
Esistono due tipi di pesca: quella in allevamento, in laghetti o vasche, e quella outdoor, nei luoghi in cui naturalmente crescono i pesci.
La pesca outdoor è uno sport che può essere praticato sia in acqua salata che in acqua dolce ed è sempre più minacciato e difficile da praticare, specialmente quando riguarda laghi e fiumi che si trovano in montagna.
Si è ampiamente a conoscenza del fatto che i cambiamenti climatici si manifestano in particolare in alta quota: il ritiro dei ghiacciai e la degradazione del permafrost hanno impattato fortemente sia sulla disponibilità di acqua, ma anche sulla sua qualità chimica, fisica ed ecologica, andando a modificare la composizione di laghi, torrenti e fiumi.
La trasformazione della pesca segna un'evoluzione nelle tecniche e nel
rapporto che l'uomo ha instaurato con proprio habitat, con il proprio
ecosistema, un cambiamento nel modo in cui si nutre (Danesi della Sala, 2025).
La
pesca in montagna, in particolare nei laghi alpini e nei torrenti, è
un'attività outdoor molto diffusa che subisce diverse minacce, sia di
natura ambientale che antropica.
Sempre più invasi, gallerie, cave o miniere, in generale infrastrutture utili all'essere umano, minacciano ancora più una stabilità fragile e già gravemente minacciata.
Si costruisce sempre di più e diminuisce sempre di più lo spazio, il modo e il tempo per connettersi alle attività primitive che hanno caratterizzato la sopravvivenza dell'uomo sulla terra.
L'eliminazione della pesca sportiva è un campanello d'allarme: vorrebbe dire non poterla praticare nemmeno nel tempo libero, nemmeno per passione, nemmeno per hobby, nemmeno per godersi un'avventura nelle montagne ritagliandosi le poche ore di relax dalla settimana di lavoro intensa.
Vuol dire l'interruzione di un rapporto ancestrale con le montagne, l'acqua e la terra: segno dei nostri tempi che non sembrano cambiare definitivamente.
Ancora strade, ponti, invasi, gallerie, miniere e cave, ancora meno pesci, ancora meno nutrimento, ancora meno vita.
La pesca in quanto attività primaria è un campanello d'allarme: chi non lo ascolta potrebbe affondare.
Mi sembra un buon inizio: continui così. Giovedì ne parliamo
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