mercoledì 15 aprile 2026

CAVA

Cavarsela nella vita è uno dei primi principi della sopravvivenza moderna. 
Un misto tra accettazione delle proprie condizioni sociali e individuali e accoglienza di ciò che accade o può accadere attorno a noi. Accade ad esempio che qualcuno impari a caversela meglio degli altri, che ottenga il famoso "successo" quantificabile nella società in cui viviamo attraverso il proprio conto bancario. C'è chi se la sa cavare meglio di altri per le prestazioni fisiche, pensando a Sinner ci viene in mente qualcuno che sa cavarsela alla grande. 
Qualcuno se la cava nella quotidianità e non mira al successo, ma ad arrivare al giorno dopo, a poter soddisfare i bisogni primari. Non fa sport, ma si tiene in forma, non per scelta, ma per doversela cavare nella vita. Ci sono le donne delle pulizie, che lavorano di notte a New York e che si guardano gli incavi degli occhi rossi per la stanchezza. Ci sono i netturbini che ricalcano con i propri furgoncini alle quattro di mattina, tutte le buche e cavità che caratterizzano in maniera diversa ogni città, come delle cicatrici. 
Ci sono i minatori che hanno cavato tanto, ma ricavato poco. 
Ogni soggetto può essere in un punto preciso di una conca cava: o nel suo punto abissale, dove nessuno in superficie lo vede, resistendo alla quotidianità di ogni giorno, oppure nel punto apicale, restando in vetta e raggiungendo successo e visibilità. 
Il movimento tra queste due posizioni non è scontato: non c'è uno scivolo che conduce nei fondali della conca, ma a volte i terremoti servono anche a sconquassare queste posizioni e ce la si può cavare anche pensando che un giorno prima o poi questo terremoto arriverà. 

NEVE

 Quest'anno a Torino non ha nevicato, quando, parlando con gli amici se ne parla, la discussione prende subito un tono nostalgico, come se si fosse perduta una persona cara e saggia. 
Per risollevarsi il morale qualcuno di più datato dirà: "Prova tu a spalare tutta quella neve ogni giorno per andare a lavorare". 
Per la mia generazione, invece, non si è mai posto il problema: quando abbiamo cominciato a lavorare non ha mai più nevicato. La neve viene relegata a un ricordo d'infanzia, una vecchia bambina con cui giocavamo nelle vacanze, sì perchè quando nevicava era vacanza, non si andava scuola, quello era la vera soddisfazione che portava la neve. 
Si stava fuori, si giocava fino a farsi venire i geloni, ma soprattutto si stava insieme, spesso poi con una cioccolata calda. 
Ora la neve è diventata un privilegio, una rarità, qualcosa a cui si pensa con angoscia se affiancata al cambiamento climatico e ciò che cancella con sè: un modo di vivere i territori, anche in maniera fisica. 
Ora la neve è diventata quasi solo uno sport: dedicata a chi può o riesce ad avventurarsi fino alle vette più alte dove questa cade ancora. La guardiamo alla televisione mentre le Olimpiadi di Milano Cortina sono in corso, ma neanche sempre: anche lì appare in alcuni casi uno sport "estremo" quello che dipende da questo stato dell'acqua. Estremo perchè le condizioni perchè si riicrei devono essere possibili tecnologicamente, portando all'estremo le possibilità naturali di riproduzione di un determinato ambiente. 
Tra vecchi e nuovi ricordi la neve sempre essere una croce destinata a fare i conti con ciò che non vogliamo lasciare: un rapporto con una materia come lo sport, ma anche solo una quotidiana voglia di stare insieme mettendo in pausa la frenesia del quotidiano. 

giovedì 26 marzo 2026

PROFONDITA'

 La profondità può essere verticale od orizzontale, se vogliamo restringerla nel suo campo di azione spaziale. La profondità nei quadri è rappresentata da tecniche sopraffine, esercitate nel tempo, perfezionate, in grado di rappresentare con qualche pennellata, lo stratificarsi dell'aria che crea la lontananza. 
La profondità orizzontale è quella che vediamo quando siamo in cima a una montagna, dove il panorama si estende, dove gli occhi sembrano raggiungere ciò che con il resto del corpo non potremmo raggiungere. In lontananza, nella profondità, immergiamo lo sguardo per riconoscere ciò che ci risulta familiare: un altro monte, una città, una casa, un sentiero. 
La profondità orizzontale la conquistiamo salendo sopra i crinali delle montagne, quando non prendendo semplicemente l'ascensore e raggiungendo un terrazzo in città. La profondità verticale, la osserviamo da in cima una scogliera, attraverso le diverse sfumature di blu. E ancora una volta il colore è indice di profondità, dettagliato, graduale, ma in alcuni casi anche netto. 
C'è chi la profondità del mare la raggiunge immergendosi per lunghi minuti di suspance, chi ha trasformato questa pratica in uno sport dedicato ai più coraggiosi e temerari che non temono gli abissi. 
La profondità verticale è stata spesso conquistata dall'uomo con la forza, per penetrare negli incavi della terra ed estrarre ciò che più di prezioso si celeva: un'abitudine che va avanti, si intensifica e si estende in ogni direzione. E così i picconi, la dinamite, le talpe, i più moderni macchinari per l'escavazione, sono in un certo senso strumenti della profondità. Che penetrano nel regno del buio, dove il colore non da più indicazione perchè la profondità non è sempre a disposizione, è qualcosa di celato, intimo, uno scrigno intoccabile della terra. E questa intimità del sottosuolo, spesso deturpato dall'attività umana, che con i minerali ha costruito il suo mondo, è ciò che rimanda alla profondità in campo umano. 
La profondità non è solo qualcosa appartenente al mondo esterno dall'essere umano, ma ne descrive le qualità intrinseche. Una persona profonda sarà una persona che ha scavato interiormente, che medita, riflette a lungo, che non resta sulla superficie delle emozioni.
Profondità: un altro termine che ricollega l'animato al non animato, che rappresenta l'ecosistema in cui viviamo e facciamo parte, che descrive noi e ciò che ci circonda, il rapporto delle profondità potrebbe essere una nuova relazione ecologica. 



Ritaglio di "La gioconda" di Leonardo Da Vinci: ecco la profondità oltre il volto. 

SENTIERO

 La parola sentiero, dovrebbe far sentire qualcosa. Un tracciato da seguire calpestato da una sinfonia di passi che ne hanno scolpito la via, la direzione, le curvature e l'inclinazione. 
Oggi i sentieri sono usati anche per i più svariati sport di montagna: c'è chi li usa per seguirli in mountain bike, chi per orientiring, chi per hiking, sentieri conservati per una delle poche attività ancora redditizie di questi luoghi, ovvero il turismo. Ma i sentieri hanno anche una storia, si diceva. 
Quante scarpe che ha sentito il sentiero, di quante persone si è fatto carico offrendo appoggio, stabilità. Stabilità se è un sentiero curato, sistemato nel corso del tempo. I sentieri infatti non sono scontati, sono fatti per essere attraversati, sono opere antropiche, presuppongono il passaggio umano e il passaggio non-umano. Gli asini, principali frequentatori di sentieri montani, li attraversano con destrezza, lentamente, con cautela, ma con ogni zoccolo al posto giusto. 
E quindi il sentiero esiste, finchè gli umani lo utilizzano, per raggiungere le mete, per attraversare dei luoghi. Alcuni sentieri compongono delle rotte sacre, pensiamo al cammino di Santiago che sembra durare in eterno (Coehlo, 2018). Altri invece, sono sempre meno attraversabili, infatti sempre meno persone frequentano o abitano assiduamente luoghi ormai definiti come "aree interne", non raggiungibili da comode strade asfaltate, ma da conquistare ogni giorno con quotidianità e fatica. 
Molti sono stati chiusi, per frane, costruzione di nuove opere, passati sopra cancellando la storia del passo costruito nel tempo. Spesso in passato i sentieri erano i sentieri dei lavoratori. Sempre meno contadini si prendono la briga di coltivare i difficili terreni in salita. 
Sempre meno minatori hanno bisogno di raggiungere le miniere: non ci sono più nè miniere, nè minatori. 
Sempre meno pastori hanno bisogno di raggiungere il versante opposto della montagna: sempre meno pastori, sempre meno allevamenti all'aperto. 
Ma i sentieri non esistono solo in montagna, ovviamente, come le aree interne non sono rappresentate solo dai minuscoli nuclei abitati arroccati sulle falesie, anche in campagna la situazione è la stessa. Campi sempre più estesi, produzione sempre più estesa di cereali, legumi, frutta. 
Scompaiono i sentieri, lasciando a loro volta una traccia: quella di un cambiamento nello spostamento, nelle abitudini, nella società. I sentieri che restano sono per veri intenditori, coloro che conoscono ancora profondamente il proprio territorio, oppure sono diventati mete turistiche e lasceranno anche loro ancora una volta un segno del tempo: troppo calpestato, troppo uniforme, troppo omologato. 

- Coehlo Paolo, Il cammino di Santiago, La nave di Teseo (2018)

SUDORE

 La parola sudore è spesso collegata a uno stato, la fatica. Una fatica fisica certo, che può derivare da tante cose, un'attività sportiva, uno sforzo fatto per aggiustare un macchinario in fabbrica, lo spostamento dei mobili della nonna durante un trasloco. 
La fatica è spesso collegata alla parola lavoro: un lavoro che deriva dall'utilizzo del corpo quando si sollevano dei pesi, si fa una corsa, quindi in ambito sportivo, oppure dall'utilizzo del proprio corpo durante l'attività lavorativa: pensiamo ai muratori, ai riders, ma anche ai minatori. 
Se nel primo caso, dopo un allenamento, le endorfine donano uno stato di rilassatezza e soddisfazione, nel secondo caso, dopo una giornata di almeno otto ore di lavoro, la fatica e la stanchezza sono più intensi. 
Anche in montagna, lungo i sentieri dei minatori, spesso si sussurra di quante fossero le gocce o lacrime potremmo dire, di sudore versate per percorrere ogni giorno la stessa strada per raggiungere la miniera. 
Oggi, quegli stessi sentieri raccolgono gocce diverse, di un sudore che sa di domenica in famglia, che sa di amici e di svago. Segno anche questo del cambiamento della società: le miniere sono state "esportate", i minatori che sudano sono ormai i peruviani, i congolesi, gli indonesiani, per citarne alcuni. Mentre le nostre montagne conservano le proprie cicatrici irrigate dalla fatica del passato, e nuove generazioni che trascorrono le settimane di lavoro alla scrivania, ritagliano una giornata per sfogare la stanchezza che non è più fatta di sudore, non è più fatta di muscoli, ma di testa e di ammorbamento urbano. 
E quei luoghi, registrano ogni goccia che cade su di loro, tracciando cambiamenti e nuove traiettorie. 

giovedì 19 marzo 2026

PESCA - Un pesce che si morde la coda

Sin dall’antichità la pesca è stata una pratica utilizzata in tutto il pianeta con lo scopo di procurarsi del cibo e quindi sfamarsi. 
Tuttavia, con il passare degli anni e quindi l'evoluzione dell'agire e interagire dell'umano sul e nell'ecosistema, anche la pesca si è trasformata. 
Le modalità tradizionali di pescare sono rimaste appannaggio di alcuni gruppi indigeni appartenenti ai Sud del mondo: presentando alcune variazioni nella tecnica, possono essere utilizzati diversi tipi di canna rudimentale e diversi tipi di esca, ma rimanendo un'attività diretta di ottenimento del cibo, un mezzo che mette in relazione l'umano con l'ecosistema da cui può prendere nutrimento. 
In Occidente la pesca è diventata da un lato un'attività lavorativa a tempo pieno, la quale riversa tonnellate di pesce fresco e crostacei nei mercati di tutto il globo, un'attività intensiva dalle lunghe ore di lavoro e dalle lunghe catene del valore, dall'altro, per un gruppo più ristretto di persone, la pesca è diventata una attività sportiva. 
In Italia e nel mondo, la pesca sportiva viene praticata da milioni di appassionati, che fanno parte di gruppi sportivi, club e team nazionali. 
Esistono due tipi di pesca: quella in allevamento, in laghetti o vasche, e quella outdoor, nei luoghi in cui naturalmente crescono i pesci. 
La pesca outdoor è uno sport che può essere praticato sia in acqua salata che in acqua dolce ed è sempre più minacciato e difficile da praticare, specialmente quando riguarda laghi e fiumi che si trovano in montagna. 
Si è ampiamente a conoscenza del fatto che i cambiamenti climatici si manifestano in particolare in alta quota: il ritiro dei ghiacciai e la degradazione del permafrost hanno impattato fortemente sia sulla disponibilità di acqua, ma anche sulla sua qualità chimica, fisica ed ecologica, andando a modificare la composizione di laghi, torrenti e fiumi. 
La trasformazione della pesca segna un'evoluzione nelle tecniche e nel rapporto che l'uomo ha instaurato con proprio habitat, con il proprio ecosistema, un cambiamento nel modo in cui si nutre (Danesi della Sala, 2025). 
La pesca in montagna, in particolare nei laghi alpini e nei torrenti, è un'attività outdoor molto diffusa che subisce diverse minacce, sia di natura ambientale che antropica. 
Sempre più invasi, gallerie, cave o miniere, in generale infrastrutture utili all'essere umano, minacciano ancora più una stabilità fragile e già gravemente minacciata.
Si costruisce sempre di più e diminuisce sempre di più lo spazio, il modo e il tempo per connettersi alle attività primitive che hanno caratterizzato la sopravvivenza dell'uomo sulla terra. 
L'eliminazione della pesca sportiva è un campanello d'allarme: vorrebbe dire non poterla praticare nemmeno nel tempo libero, nemmeno per passione, nemmeno per hobby, nemmeno per godersi un'avventura nelle montagne ritagliandosi le poche ore di relax dalla settimana di lavoro intensa. 
Vuol dire l'interruzione di un rapporto ancestrale con le montagne, l'acqua e la terra: segno dei nostri tempi che non sembrano cambiare definitivamente. 
Ancora strade, ponti, invasi, gallerie, miniere e cave, ancora meno pesci, ancora meno nutrimento, ancora meno vita. 
La pesca in quanto attività primaria è un campanello d'allarme: chi non lo ascolta potrebbe affondare. 


 

MIELE - Il cortocircuito energetico

Il miele è composto principalmente da acqua, siamo sul 14-17%, la presenza di H20 condiziona la conservazione e quindi la qualità del prodotto. Quindi 14-17% non molto di più, non molto di meno: troppa acqua può causare fenomeni fermentativi, poca acqua può rendere il composto non lavorabile. 
Come sempre: è una questione di equilibrio. 
Zucchero: altra componente fondamentale, la più importante. Glucosio e fruttosio insieme compongono circa il 90% della sostanza, il valore energetico viene sprigionato proprio grazie alla loro presenza. 
Proseguendo nella ricetta del miele troviamo acidi organici e sostanze minerali, come il potassio e altri sali, rappresentano le qualità e le caratteristiche del terreno in cui la pianta cresce e da cui le api traggono il nettare.
Questo equilibrio di componenti esiste da milioni di anni e da almeno 10.000 anni l'uomo ne fa uso. 
Da sempre nel corso della storia le api sono state un costretto alleato degli umani: il miele rappresentava una fonte di energia e di zuccheri inestimabile e che tutt'ora gioca un ruolo fondamentale nell'alimentazione, soprattutto quella degli sportivi. Il miele conferisce all'organismo un apporto calorico adeguato ed equilibrato, conserva l'efficienza della respirazione, del tono muscolare e quello cardiaco. 

Come è ben noto, il cambiamento climatico e l'inquinamento, in particolare l'uso di pesticidi, stanno causando una drammatica moria di api, minacciando la biodiversità e la produzione alimentare.  
Il cambiamento climatico, in particolare in zone montuose, minaccia le api alterando la sincronizzazione fioritura-raccolta, provocando siccità e gelate tardive che riducono drasticamente la produzione di miele. 
E in montagna le minacce antropiche sono tante, e si sono moltiplicate nel tempo sia per quantità che per intensità. Tra le attività che impattano sulle attività di quest'altra specie sono proprio gli sport invernali, nella loro misura intensiva e turistificata di massa. 

E quindi, nonostante il connubio tra miele e performance, un cortocircuito pare inevitabile. 
Quell'equilibrio fatto di rapporti, proporzioni e "rispetto" di una certa quantità di ogni componente necessario viene meno. Entriamo in cortocircuiti energetici, in cui ciò che dovrebbe dare vita e vitalità, mantenere in piedi organismi e migliorarne la performance in maniera naturale, viene condannato a bisogni sempre più artificiali di vite più artficiali.  

Walt - Fate sempre attenzione ad Efelanti e Noddole, amici! 😨 | Facebook 

In fondo, che il miele è prezioso ce l'aveva già insegnato Winnie the Pooh. L'immagine rappresenta infatti delle creature che abitano gli incubi dell'orsetto, pronte a rubare ciò che ha di più prezioso: il miele. 
Immagine da: Le avventure di Winnie the Pooh, 1977, Buena Vista distribution. 

1. Acanfora Massimo, L'altra montagna. Guida di turismo responsabile nelle terre alte. Altreconomia (2023)




giovedì 12 marzo 2026

PIATTO

Nel descrivere la parola piatto, inevitabilmente va usata cautela per il rispetto del significato della parola. Non troppa enfasi, non troppe emozioni o entusiasmi vari: rappresenterebbero nel nostro cervello delle curve, dei picchi. Ma la parola in questo momento è: piatto, non ci si possono permettere incoerenze o contraddizioni. Bisogna rimanere fedeli alla linea piatta che sottende la parola piatto. 
In generale si potrebbe affermare che la parola piatto rappresenta uno stato: sia delle cose, quindi materiale, pensiamo al mare piatto come una tavola in una mattina d'estate senza vento, sia dell'oggetto in sè, l'essere un piatto. 
Anche come oggetto il piatto può essere tante cose, ma in generale viene ricondotto alla sua forma, alla sua piattezza e piattitudine. 
Si ha il piatto in cui mangiare, in cui guai a sputarci dentro! Piatto che poi può assumere le più svariate forme e non essere più piatto, tradendo il suo essere e la sua essenza. Nei ristoranti di lusso, i portacandela si sono trasformati in piatti, i cucchiaini si sono trasformati in piatti, per il semplice fatto che condividono la missione del piatto: contenere del cibo. 
Anche se a contenere del cibo possono essere vari oggetti, quello portato in tavola per essere servito, a meno che non sia una scodella, ma è meno gourmet, sarà un piatto o verrà impropriamente chiamato con tale nome. Il piatto segue le trasformazioni della cucina (Mori G.). 
Ma la forma e l'oggetto piatto, fusi insieme a costituirne un intrinseco essere, è stato usato in tanti altri contesti, anche nello sport e anche nelle miniere. 
Partiamo dalla montagna, da cui anche per produrre il nostro caro piatto (non usa e getta!) si estraggono materiali come le argille, il quarzo, il caolino, i feldspati, il talco, che permettono di donargli le caratteristiche peculiari di plasticità, durezza, resistenza. 
Nel mondo dell'estrazione, primo tassello della produzione di qualsiasi bene, tra cui il piatto, il piatto è un oggetto che viene utilizzato per ricavare i minerali, per lo più preziosi. Si parla di bacino o piatto per l'estrazione e serve per separare minerali (come l'oro) dai sedimenti fluviali, come la sabbia e la ghiaia, attraverso la forza di gravità e l'acqua. 
Nell'ambito dello sport, invece, possiamo ricondurre la parola piatto nuovamente a due declinazioni. Una più riconducibile alla forma, ad esempio alla forma del piede: come influisce il piede piatto nella performance? questo è il titolo di un articolo trovato su internet che riflette sulla forma di alcune parti del corpo e di come questa incide nell'agonosimo e nella prestazione fisica. 
L'assenza di curve, una superficie piatta, è diversa da una superficie con rientranze e dossi, così come la corsa a ostacoli, sarà diversa dalla corsa normale che si svolge su una superficie piatta tendenzialmente, l'arena. Altra cosa infatti sarà una disciplina che si tiene in montagna, dove, increspature, sassi, vegetazione, pendii rendono diversa la performance e l'interazione con il corpo dell'atleta, che, come dicevamo, può avere a sua volta parti del suo corpo piatte o meno. 
Ma piatto indica anche un oggetto: non possiamo non pensare al tiro al piattello, detto in gergo tiro al volo. E qui, lo sport riesce trasmette una cosa importante: che quella piattezza, piattitudine, pianura del piatto ha delle caratteristiche straordinarie, può addirittura volare! 

- Mori Guido, Questa è cucina. Tecniche e strumenti per rispettare ed esalatare le materie prime, Edizioni Gribaudo (2025)


STRISCIO

Strisciante, strisciare, strisciando: si tende a pensare che questa sequenza di lettere si possa ricondurre a un animale, a un modo di muoversi, a qualcosa che fa un determinato rumore passando tra le frasche, tra i fili d'erba o le rocce. Tutto giusto, se non che strisc...qualcosa voglia dire anche altro, e non per forza appartenente agli animali non umani. 
Anzi, approfondendo la mineralogia, la parola striscio fa riferimento a un determinato colore della polvere che viene prodotta dallo sfregamento di un campione di minerale su una superficie scabra, ruvida (L'angolo della geologia).
Il prodotto di un corpo tutt'altro che animato con un altro corpo tutt'altro che animato. 
Tuttavia, questo corpo contro corpo svela la vera essenza del minerale, la sua profonda anima: infatti il colore della polvere fine della stessa specie minerale rimane costante e caratteristico della specie stessa (L'angolo della geologia), una caratteristica intrinseca della specie animale minerale. 
Questa mistura di comportamenti animali e minerali è interessante, forse nulla di nuovo: la geologia ha da sempre usato attributi appartenenti al mondo dei vivi per descrivere alcune caratteristiche della roccia stessa. 
Pensiamo a termini come affioramenti, colture, venature: lessico riconducibile al mondo dei vivi e che attribuiamo al mondo dei morti per cercare di comprenderlo, descriverlo. 
Oppure, altra interpretazione, perchè chi ha a che fare con la materia nel suo stato più puro impara a coglierne la sua vivacità, il suo movimento e la capacità di agire ed esprimersi in qualche modo attraverso dei comportamenti nello spazio. 
Rimane ancora a questo punto l'intuizione di strisciante, strisciarsi e che il magma attivo del serpente che si muove esprimendo la sua caratteristica nel portamento, nello spostamento rappresenta un'espressione di sè tanto quanto lo striscio di un minerale, che alla fine così morto non è.  
Lo striscio rappresenta un contatto in movimento di due corpi, vivi o morti che siano che producono una vivacità, un'espressione, una caratteristica. 
Non ci stupisce se da qualche parte, nel mondo dello sport, la parola striscio abbiamo un suo significato. 
In fondo lo sport è l'espressione di contatto massimo o minimo con ciò che è esterno al proprio corpo. Minimo contatto con l'acqua nel caso del nuoto, striscianti nelle vasche olimpioniche, o sulla neve, striscianti lungo i versanti montuosi, o ancora con l'aria, pensiamo a un corridore. 
La parola striscio però non si trova in tutti gli sport, ma nella scherma lo ritroviamo. 
Fioretto, spada, sciabola: tre tipi di serpenti striscianti, che sfregano senza lasciare odore, colore, polvere come la nostra specie minerale, certo, ma che toccandosi esprimono una forza, un modo di porsi verso l'avversario. 
Non che per il serpente il proprio terreno sia l'avversario, non che per il minerale un'altra roccia con cui viene a contatto sia l'avversario. Eppure un corpo estraneo con cui si collide rappresenta altro, un ostacolo da superare, una superficie su cui cimentarsi, qualcosa con cui fare i conti. 
E così nella scherma lo striscio è un focus, una componente fondamentale, l'attimo esatto in cui viene espressa la propria mossa. Dal dizionario de Internazionale: "striscio nella scherma, azione che consiste nel fare strisciare la propria arma contro quella dell’avversario" (Internazionale). 
Ed ecco fatto: il movimento che collide con un altro corpo esprime un qualcosa per mondi vivi e mondi morti. 

-  L'angolo della geologia, Geologia e Scienze Naturali, semplici definizioni e qualche curiosità, langolodellageologia.com
- Internazionale, Nuovo dizionario De Mauro, dizionario.internazionale.it

giovedì 26 febbraio 2026

LA FABBRICA NELLA MONTAGNA - ITALO CALVINO

 

 LA FABBRICA NELLA MONTAGNA - ITALO CALVINO 

"C'erano le cifre, e chi puo opporsi al linguaggio delle cifre? 
Non certo dei badilanti montanari. [...]
L'importante era far capire loro che non tutto era semplice come nei discorsi dei comizi, che erano questioni tecniche complesse, in cui bisogna rimenersi agli esperti, a chi ha le mani in pasta."

giovedì 19 febbraio 2026

STEP 8.

VOCABOLARIO

  1. Estrattivismo 
  2. Estrazione di "risorse" naturali, sociali, culturali, le quali vengono poi sfruttatate causando un impoverimento del territorio che prima le ospitva. Si intende sia in senso fisico: estrazione di minerali ad esempio, che mutualmente in senso socio-culturale attraverso l'eliminazione di abitudini, usi, costumi caratteristici di un territorio. 

  3. Paperon de' Paperoni 
  4. Sfruttamento
  5. Inverno liquido
  6. " C’è un momento preciso in cui capisci che qualcosa sta cambiando. Sei nato e cresciuto pensando che sarebbe sempre stato così, anno dopo anno, stagione dopo stagione, generazione dopo generazione. Poi un giorno ti svegli e d’improvviso gli impianti di risalita sono fermi." 
  7. Bad kingdom - Moderat 


CAVA

Cavarsela nella vita è uno dei primi principi della sopravvivenza moderna.  Un misto tra accettazione delle proprie condizioni sociali e ind...