giovedì 26 marzo 2026

SENTIERO

 La parola sentiero, dovrebbe far sentire qualcosa. Un tracciato da seguire calpestato da una sinfonia di passi che ne hanno scolpito la via, la direzione, le curvature e l'inclinazione. 
Quante scarpe che ha sentito il sentiero, di quante persone si è fatto carico offrendo appoggio, stabilità. Stabilità se è un sentiero curato, sistemato nel corso del tempo. I sentieri infatti non sono scontati, sono fatti per essere attraversati, sono opere antropiche, presuppongono il passaggio umano e il passaggio non-umano. Gli asini, principali frequentatori di sentieri montani, li attraversano con destrezza, lentamente, con cautela, ma con ogni zoccolo al posto giusto. 
E quindi il sentiero esiste, finchè gli umani lo utilizzano, per raggiungere le mete, per attraversare dei luoghi. Sempre meno sentieri in montagna sono attraversabili, sempre meno persone frequentano o abitano assiduamente luoghi ormai definiti come "aree interne", non raggiungibili da comode strade asfaltate, ma da conquistare ogni giorno con quotidianità e fatica. 
Molti sono stati chiusi, per frane, costruzione di nuove opere, passati sopra cancellando la storia del passo costruito nel tempo. 
Sempre meno minatori hanno bisogno di raggiungere le miniere: non ci sono più nè miniere, nè minatori. 
Sempre meno pastori hanno bisogno di raggiungere il versante opposto della montagna: sempre meno pastori, sempre meno allevamenti all'aperto. 
Ma i sentieri non esistono solo in montagna, ovviamente, come le aree interne non sono rappresentate solo dai minuscoli nuclei abitati arroccati sulle falesie, anche in campagna la situazione è la stessa. Campi sempre più estesi, produzione sempre più estesa di cereali, legumi, frutta. 
Scompaiono i sentieri, lasciando a loro volta una traccia: quella di un cambiamento nello spostamento, nelle abitudini, nella società. I sentieri che restano sono per veri intenditori, coloro che conoscono ancora profondamente il proprio territorio, oppure sono diventati mete turistiche e lasceranno anche loro ancora una volta un segno del tempo: troppo calpestato, troppo uniforme, troppo omologato. 

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